Futurismo italiano in mostra a New York: Marinetti fu Warhol prima di Warhol

benedetta cappa marinettiRoma – Al Guggenheim  di New York, Venerdì 21 Febbraio, s’inaugura la più grande mostra sul Futurismo, mai organizzata fuori dall’Italia, dal titolo “The Italian Futurism 1909-1944″, aperta fino al 1° Settembre. Si tratta di una mostra che salda un debito, poiché l’artista Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, quando, all’inizio del novecento, pubblicò il suo “Manifesto”, ne fece anche una versione inglese, ma negli Stati Uniti venne accolto con poca attenzione.”Invece, Marinetti è stato Warhol prima di Warhol” – dice – la curatrice, Vivien Greene, dea ex machina della mostra che raccoglie 360 opere di ben 80 artisti futuristi. Tra le altre opere, anche 5 grandi dipinti a tempera ed encausto su tela, spediti con un cargo, partito da Palermo. Le 5 opere non avevano mai lasciato il Palazzo delle Poste per il quale erano state realizzate, nel 1934, da Benedetta Cappa, consorte di Marinetti, anche perché pochi ne ricordavano l’esistenza, come la curatrice americana Vivien Greene che, avendo una madre palermitana, conosceva questo tesoro nascosto. Benedetta Cappa Marinetti non è l’unico caso di oscurità futurista, essendo in buona compagnia insieme a Mario Sironi che ha grandi opere disseminate nell’aula magna della Sapienza a Roma e, tra gli altri, ad Alberto Burri. La mostra al Guggenheim non è l’unoco omaggio al Futurismo. Anche il Center for Italian Modern Art a Soho, il 22 Febbraio 2014, inaugura una retrospettiva, aperta fino al 30 giugno, di Fortunato Depero, protagonista del secondo periodo del Futurismo, che, anche lui, troppo in anticipo sui tempi, cercò, invano, di attirare a sé l’attenzione americana. Le 50 opere in mostra, che preannunciano la pop art, provengono dalla raccolta della fondatrice del Centro, la curatrice e storica dell’arte Laura Mattioli.   felicianadispirito@gmail.com

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